“Functions EP”, il nuovo disco di OORA: l’intervista

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categoria: Putsch! Records

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Ciao OORA, il tuo EP “Functions” è appena uscito per Putsch Records. Si tratta di quattro tracce dal suono abbastanza compatto, che provengono tutte da live performances registrate senza overdub. Ci vuoi spiegare il tuo metodo di lavoro?

 

Ciao! Il processo con cui compongo e registro il materiale per OORA e’ frutto di diverse sperimentazioni. Sono partito, come molti, utilizzando soft synth e daw, ma quel tipo di approccio mi portava a continui rimaneggiamenti che rendevano la chiusura della traccia un processo lungo e doloroso. Pian piano ho abbandonato il software ed ho iniziato a collezionare i synth che avevo sempre sognato, partendo da quelli storici della roland anni 80. Da subito , con la 808 e la 303 mi sono sentito a casa. Lavoro sempre componendo tutte le parti della traccia, che non sono mai moltissime : generalmente una o due linee con la 303, un pad con juno o minilogue e la parte drum con 808. A questo si aggiunge il modulare, che dà quel tocco imprevedibile e unico a livello di suono. Quando tutte le sequenze sono pronte comincio a togliere le parti e registro il brano aggiungendole di nuovo, un processo a ritroso , direi. Ogni traccia e’ sempre frutto di una singola take e mi sono imposto di usare il computer solo per il mixing e mastering, che curo personalmente. Usando questi limiti ed accettando la qualita piu’ grezza della registrazione riesco a produrre di piu’ e sono molto soddisfatto del mio suono, che rispecchia molto il mio carattere impulsivo e poco paziente.

Credi che il mondo modular sia in espansione? Quanti utenti sono davvero in grado di sfruttare le macchine modulari nel pieno delle loro potenzialità?

L’ecosistema modulare sta vivendo uno sviluppo incredibile. Qualche anno fa era relegato ad una nicchia di intenditori, oggi lo trovi un po’ in ogni live set qui a brooklyn. Purtroppo , come ogni moda del momento, ci sono tanti posers che lo usano piu’ come fashion statement che per la ricerca sonora. Ci sono artisti che seguo ed usano il modulare in un modo melodico che amo, uno su tutti Alessandro Cortini: secondo me uno che ha cambiato l’idea che tanti avevano di questo mezzo.

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E tu come le usi? Ci parli del tuo workflow?

Ho due approcci: con i pezzi piu acid/techno il modulare mi serve per creare textures o suoni ad hoc che diano profondita’ e impatto, mentre quando lavoro con tracce ambient preferisco usare solo e unicamente il modulare per aver il massimo della versatilita’ e creare soundscapes personali .

 

Vivi a Brooklyn, e so che hai in mente di fare una piccola tiratura del tuo EP su cassetta, formato che sta avendo un nuovo rinascimento grazie all’opera di alcuni prodi, vista anche la scarsa reperibilità di materie prime. La domanda sorge spontanea: dove ti sei procurato i blank tapes? Che nastri prediligi?

Incredibile vero? la cassetta sta vendendo piu’ oggi che nel 97. Quella che sembra una moda hipster  e’ in realta’ un movimento ben consolidato negli anni che produce materiali interessantissimi.  Qui in america esiste la NAC , ditta che produce cassette su richiesta con tutti i tipi di nastro che uno desidera. Io scelgo in base alla sonorita’ desiderata , cromo o ferro possono aggiungere o togliere frequenze, quindi la cassetta diventa strumento per interpretare il suono. Spesso creo i miei pad o droni registrando su cassetta e poi campionando con l’octatrack: il suono che ottengo ha sempre qualcosa di magico, per me.

 

Ci vuoi raccontare il mondo della musica elettronica da come lo vedi tu nella Big Apple? C’è fermento? Il pubblico accoglie le sperimentazioni o siamo sempre in una nicchia per pochi eletti?

C’e’ un grande fermento. Molti locali ospitano serate a tema synth o modulare, la comunita’ e’ sempre attiva. Questo accade specialmente a Williamsburg o Bushwick, quartieri  che danno grande spazio alla musica di sperimentazione. Il pubblico risponde quasi sempre in modo ottimo. Resta da vedere quanto questa wave di synth music restera’ in piedi. Qua le mode cambiano in modo davvero rapido.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Come si evolverà il progetto OORA?

Ci sono molte cose in programma, collaborazioni e idee da sviluppare. Mi piacerebbe lavorare sullo scoring di film , un sogno che ho sempre avuto. Vorrei inoltre dedicare piu’ tempo alla parte live , che e’ sempre il momento in cui si riesce a socializzare e scambiare opinioni con gli altri musicisti e il pubblico.

 

 

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