Non Giovanni – Stare Bene – l’intervista

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1. Ciao Giovanni, è appena uscito “Stare Bene”, il tuo secondo album, su label Irma Records. L’esortazione a stare bene vuol dire che stai male? O che stare bene è il fine ultimo della nostra vita? C’entra Epicuro con tutto ciò?
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Non è tanto una esortazione quanto un titolo mozzato, il vero titolo è “ di quanto sia difficile  e facile allo stesso tempo stare bene”, che obiettivamente era un po’  prolisso come titolo. Epicuro possiamo mettercelo in mezzo se vuoi, però non era nelle mie intenzioni. 

2. Abbiamo lavorato insieme alla realizzazione di queste dieci tue canzoni, e abbiamo passato fianco a fianco qualche mese in cui abbiamo condiviso le nostre idee e messo giù un album. A dire il vero abbiamo condiviso anche bottiglie di vino, whisky, caffè, toilette. Ci manca solo dormire insieme. Quando coroneremo il nostro sogno ?  

 Se un giorno mi farai da fonico in tour potremo fare anche questo. A parte queste facezie, siamo stati bene, ce lo siamo detti tante volte e lo sottolineo anche qui. Spero si senta nel disco l’atmosfera rilassata di ” buena onda” in cui abbiamo lavorato.

 

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3. Scherzi a parte, le 10 canzoni di “Stare Bene” parlano di un sacco di cose, soprattutto dei fatti tuoi. Mentre registravamo i pezzi tu hai avuto una figlia, hai svolto vari lavori, stavi per cambiare città, hai cambiato macchina, hai traslocato, hai sostenuto una moglie in gravidanza e dopo con relativa nuova prole, hai accompagnato tuo figlio grande a scuola e hai pure suonato qui e lì. Capisco che quindi tu abbia un sacco di cose da raccontare: i tuoi ascoltatori si identificano in quello che dici? 

Effettivamente a leggerle così di fila sono successe un po’ di cose! Grazie per avermele ricordate. Le cose che ho fatto in questi anni sono più o meno universali e anche abbastanza banali per un essere umano, quindi mi auguro che gli ascoltatori si identifichino perché anche se parlo sempre e solo dei fatti miei, le cose che dico finiscono per riguardare chiunque viva storie simili o anche ci si senta vicino.

4. Ho due pezzi preferiti, che significativamente sono il primo e l’ultimo dell’album: “Dan Brown” e “Erasmus”. Mi piacciono entrambi  i testi, e di “Erasmus” adoro l’atmosfera scombussolata e vagamente circense che alla fine siamo riusciti ad ottenere. Tanto per citarti, “dove stavano i testi di queste canzoni? Ma come fanno a venirti?”.

Bella domanda.  Scrivere è il mio vero divertimento. posso metterci mesi o minuti a scrivere una canzone, non la chiudo finché le parole non scorrono come dico io. I temi vengono a trovarmi quando meno me l’aspetto, a volte anche in dormiveglia, altre volte facendo due chiacchiere con un amico. È il bello dell’arte: imprevedibile, ineffabile. Non c’è niente da capire ma solo da sentire.

5. Stai cominciando a portare in giro il tuo disco, assieme ai tuoi sodali di sempre. Come reagisce il tuo pubblico alla nuova veste stilistica di Non Giovanni? Cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi live?

Sono circa due mesi che giriamo già e sono contento della gente che vedo coinvolta appena scopre il sound disco nuovo. Lo portiamo in forma integrale con le basi oltre alla sezione ritmica live. Ho salvato qualche pezzo del vecchio disco, che faccio all’inizio dello spettacolo e poi parte il nuovo. A me piace molto, scivola davvero bene.

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