Come usare un registratore a bobina con la tua DAW

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Implementare un vecchio registratore a bobine in un moderno studio digitale è possibile: ecco come si fa e quali risultati ci si può attendere. In questa prima parte analizzeremo i metodi tradizionali per inserire un registratore a bobina nella nostra catena digitale. Negli ultimi anni, infatti, grandi software houses hanno cominciato a sviluppare plugins per l’emulazione del nastro analogico all’interno delle nostre DAW. Penso a Waves e Universal Audio, ma anche a decine di altri prodotti di marchi meno famosi che stanno sfruttando il “ritorno all’analogico” per vendere i loro plugin, ottenendo risultati spesso ridicoli (come il recente “sommatore analogico” di Waves, che però non ha nulla di analogico).

Alternative low-cost

Una valida alternativa al dilagare dei plugins di emulazione è ovviamente mettere le mani sulla “real thing”, e cioè su un registratore a nastro vero. Ma visto che i registratori a bobina celebri sono ancora molto costosi, vorrei proporre una via economica e di sicuro effetto, che personalmente adopero spesso nelle mie produzioni con grande soddisfazione (per esempio in questo brano dei Mootter, un duo stoner con il quale ho recentemente collaborato).

albertodati-teac3440Uso un TEAC a3440 del 1979, che quando fu immesso sul mercato fu una vera bomba: permetteva infatti di registrare in overdub su 4 canali (il sync), cosa che per l’epoca era assurda per un home studio. E infatti costava un occhio della testa, pur non essendo uno strumento professionale ma solo amatoriale/evoluto. Oggi si trova facilmente su ebay a prezzi irrisori, purchè sia in buone condizioni. I motori, le testine, i preamplificatori sono infatti i punti deboli della meccanica, e va prestata particolare attenzione in fase di acquisto del prodotto usato. Il 3440 usa nastri da 1/4 di pollice per i quattro canali, quindi lo spazio fisico per ogni singola traccia è piuttosto ridotto (da qui il suo uso semi-professionale). Inoltre, come tanti registratori dell’epoca, era praticamente inutilizzabile senza la sua unità di riduzione del rumore, che era il DBX RX-9, essenzialmente un compander che usava la classica tecnica di pre-enfasi e de-enfasi unita ad un compressore per ridurre il tape hiss e dare dinamica alle registrazioni. Ad ogni modo, ammesso che siate entrati in possesso di un 3440 o simili in buone condizioni, che abbiate pulito, smagnetizzato e allineato le testine e che abbiate collegato l’unità DBX con 16 cavi pin (!!!), non resta che capire come usare questo ingombrante oggetto in una DAW con ProTools. Le cose sono abbastanza semplici, e iniziamo a capire come si fa.

Il registratore a bobina in insert

In ProTools è molto facile creare un hardware insert a latenza zero: personalmente uso in insert solo 2 canali (1 e 2) del Teac, lasciando la coppia 3-4 libera per altri utilizzi (registrazioni da fonti esterne, ping-pong di traccia, ecc.). In questa prima parte dell’articolo affronteremo solo il tracking, e nel prossimo post analizzeremo alcuni usi “irrituali” di un registratore a bobina.

albertodati-3440-headsPoniamo che abbiamo una chitarra registrata su HD. Una volta cablato il registratore in hw insert, metto in insert la traccia “Guitar” in PT, mando in play il sequencer e registro su nastro la chitarra su ch. 1, mentre nello stesso tempo riacquisico il segnale che dalla DAW passa nei pre del Teac e torna nella mia interfaccia prima di essere registrato su supporto magnetico. Dopo aver terminato la registrazione, acquisisco anche il nastro nella DAW ad alta risoluzione (32 bit 96kHz). In questo modo, ho 3 canali: il segnale della chitarra originale registrata su HD, il segnale passato nel pre del Teac (source signal) e l’audio registrato su nastro, che posso miscelare tra loro dopo averli messi in sync, stando attento solo alla fase e al risultato che voglio ottenere. Come ovvio, ognuno di questi 3 segnali ha caratteristiche diverse, e la traccia acquisita dal nastro avrà sicuramente più carattere ma anche più imprecisioni, sarà sporca e soffiante, soffrirà anche di wow e flutter tipici di registratori non professionali. Ma avrà un colore completamente diverso da ciò che era su HD, così come l’audio passato per i preamplificatori avrà un sound molto vintage, senza troppo sparkle sulle frequenze alte e con una buona presenza di frequenze medio-basse. Come sempre su nastro, il livello di registrazione influisce sul prodotto finale: registrazioni molto hot aggiungono armoniche e compressione naturale, mentre mantenersi al di sotto degli 0dB significa aumentare la gamma dinamica e non far lavorare troppo il DBX, che a volumi molto alti può creare problemi sulle basse frequenze.

L’alternativa a questo workflow abbastanza intuitivo è quello di fare il tracking direttamente su nastro (ad esempio, batteria e basso su ch. 1-2, voce sul 3 e altri strumenti su 4) e quindi acquisire tutto offline nella DAW, senza usare l’hardware insert. Cosa che in maniera simile ci porterà a risultati sorprendenti, e ad un sound veramente tipico di quegli anni.

Nella prossima puntata, cercheremo di utilizzare il registratore a bobina in maniera creativa, come un tape delay o come un sommatore analogico vero e proprio; e vedremo anche come procurarsi nastri NOS o nuovi di pacca a prezzi tutto sommato ragionevoli.

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