995 – Feeling the techno music

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La musica è sempre contatto umano, rapporto personale, feeling. I 995, artisti di Putsch Records, sono la dimostrazione di questo assioma quasi banale. Graziano Stasi e Rocco Maggialetti sono entrambi nati nel 1995, come suggerisce il moniker che hanno scelto per il loro techno project. Progetto che appunto si fonda sull’amiciza di Graziano e Rocco, sulla comune passione per la dark techno e il minimalismo dance della Mitteleuropa dei nostri giorni, che è forse l’unico vero suono distintivo del Continente all’indomani della caduta del Muro di Berlino. Se gli Stati Uniti del Dopoguerra hanno espresso e portato a compimento l’estetica del Rock, in Europa il suono della modernità è la Techno. Quando nel 1989 in Germania e al Mondo fu annunciata la rimozione del Muro che aveva per quasi quarant’anni diviso le famiglie e lacerato una nazione intera, la techno tedesca era agli albori. Era ancora una musica di strada, confinata nei rave illegali, prodotta con poche e celebri macchine che passeranno alla storia del genere musicale. La techno music rappresentò per i ragazzi di Berlino Est il modo più immediato ed efficace per manifestare il proprio dissenso, la “difference” che era sottolineata dai tagli di capelli, dai colori accesi, dal rifiuto delle convenzioni sociali (borghesi e socialiste). Fu la vera e propria colonna sonora della caduta del Muro e della fine di un’era, con buona pace del magnifico Rostropovic che regalò al mondo una perfomance in strada, che egli stesso definì una “preghiera a Dio”.

Ci furono alcune icone posteriori di questo movimento underground, come Techno Viking, un “rave führer” - tanto per usare una parola vietata ai tempi della DDR – che con i suoi movimenti plastici ha informato una generazione di giovani usciti dalla dittatura e dalla repressione. Apparve alla Fuckparade di Berlino nel 2000 a torso nudo e con un outfit da vichingo dell’Alto Medioevo; i gesti che furono ripresi da un videoamatore diventarono un fenomeno virale tra il 2002 e il 2007, tanto che ancora oggi si dibatte sulla vera identità di questo singolarissimo fulminato il cui nome rimane un mistero. Quei ragazzi che sfilavano con lui per le strade dei quartieri restituiti alla “libertà occidentale”, in mezzo alle plattenbauten dell’edilizia sovietica, usarono proprio i ritmi ripetitivi della techno per gridare al cielo la loro gioia, che era sempre e ostinatamente legata ad un profondo senso di rabbia e di ribellione: era la rinascita dopo la distruzione completa. Era qualcosa di radicalmente diverso dal noto, che non poteva in nessun modo essere confuso con l’Antico Regime, e che non ricordava nulla di ciò che era avvenuto al di là del Muro. Verrebbe quasi da dire che per loro la musica elettronica rappresentò quello che Woodstock fu per la contestazione americana del 1969: fu ciò che naturalmente si riversò in strada assieme alle occupazioni delle case, assieme a quella ondata di cultura giovanile e ribellismo sociale che sono poi sfociati nel nuovo millennio. Quei ragazzi passeggiano ancora oggi per Berlino, in quella che è diventata la capitale tedesca in questo primo scorcio di XXI secolo. Hanno vent’anni in più sulle spalle, molti di loro hanno trovato lavori rispettabili e sono stati sussunti da quel tessuto sociale che in gioventù avevano contestato e cercato di abbattere. Ma i loro capelli sono ancora verdi, le orecchie piene di piercing, i volti urlano ancora quella rabbia e quella disillusione che sono rimaste come “calore di fiamma lontana”.

Così – viaggiando dalla Puglia a Berlino aiutati dai suoni – torniamo ai 995, al loro modo di comporre musica techno, senz’altro contemporaneo e attento all’aria nuova che si respira nei dancefloor di tutto il mondo. La techno berlinese è lontana, ma è come una remota eredità della quale non si può fare a meno, che non si può ignorare: di questo enorme lascito i 995  si fanno carico con i lavori che presto vedranno la luce su Putsch Records.

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